UNA VISIONE DEL BENE E DEL MALE
Dopo tanto silenzio ritorno con alcune considerazioni nate da alcuni scritti famosi e rielaborati durante discorsi tra amici. Ho avuto la fortuna di essere presente alla discussione nata dopo la presentazione di queste idee e, dati i vari spunti di riflessione, ho pensato di proporvelo.
Spessissimo in negozio mi capita di sentir parlare di male e di bene e, spesso, mi accorgo che non si conosce esattamente di cosa si parla. Per alcuni queste sono le basi… ebbene queste basi sono fragili (almeno).
Buona lettura
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I veri peccatori, come i veri santi, sono asceti.
Il vero male, come il vero bene, non ha niente a che vedere con il mondo comune.
L’uomo comune non sarà mai un gran santo né un grande peccatore.
Noi siamo, per la maggior parte, soltanto esseri contraddittori e, tutto sommato, trascurabili. Seguiamo la nostra strada di fango quotidiano, senza capire il significato profondo delle cose, ed è per questo che il bene e il male, in noi, sono identici, occasionali e senza importanza.
Coloro che sono grandi, nel bene come nel male, sono quelli che abbandonano le copie imperfette e vanno verso gli originali perfetti. Esistono santi che non hanno mai fatto “una buona azione” nel senso corrente, sociale del termine ed esistono uomini che sono discesi nel fondo degli abissi del male senza aver commesso nessuna “cattiva azione” nel senso corrente, sociale del termine.
Questo probabilmente perché oramai siamo abituati a guardare le cose attraverso “occhi sociali”.
Il male nella sua essenza, è una cosa solitaria, una passione dell’anima. Chiamare peccato l’infrazione ai regolamenti della società è un’assurda esagerazione. Peccato è: “voler prendere d’assalto il cielo”, la volontà di penetrare in modo vietato in una sfera diversa e più alta.
Ci sono pochi santi e i peccatori sono ancora più rari. La santità esige un grandissimo sforzo che si esercita per le vie che nel passato erano naturali. Si tratta di trovare l’estasi che l’uomo conobbe prima della caduta. Il peccato è un tentativo di ottenere un’estasi e un sapere, che non sono, e non sono mai stati dell’uomo, e chi percorre questa strada alla fine diventa un “demone”.
In noi le convinzioni, la civiltà, l’educazione hanno oscurato la capacità di vedere.
Un santo si sforza di trovare un bene che ha perduto, un peccatore tende i suoi sforzi verso qualche cosa che non ha mai posseduto. Il vero male, nell’uomo, è come la santità ed il genio, ma al contrario, un’estasi dell’anima che supera i limiti naturali dell’intelletto, che sfugge alla coscienza.
Una debole somiglianza esiste tra tutti i peccati “sociali” ed i veri peccati spirituali, ma si tratta in questo caso dell’ombra e della realtà. Il peccato, quello vero, è il miracolo infernale così come la santità è il miracolo soprannaturale. Questo concetto è molto noto, ad esempio, agli esorcisti ed è il fondamento della loro preparazione: “per affrontare il male bisogna essere corazzati”.
Il materialismo della nostra epoca ha fatto molto per sopprimere la santità, ha fatto ancora di più per sopprimere il male. Nel nostro mondo dorato, in questa terra così comoda non abbiamo desiderio né di salire né tanto meno di scendere.
Se il bene ed il male sono egualmente fuori dalla portata dell’uomo comune, sociale e civile, il male lo è in un senso ancora più profondo.
I nostri sensi sono così smussati, siamo a tal punto saturi di materialismo che certamente non riconosceremo il bene ed il male se ci capitasse d’incontrali.